I pm di Palermo, Antonio Ingroia e Francesco Del Bene, sentiranno anche il generale Antonio Subranni nell’ambito delle nuove indagini sull’omicidio di Peppino Impastato, il militante di Democrazia Proletaria ucciso dalla mafia nel 1978. Il generale Subranni in quel periodo era il comandante del reparto operativo di Palermo e coordinò le indagini sulla morte di Impastato. L’inchiesta è stata riaperta circa un mese e mezzo fa. Diverse le persone sentite dai magistrati tra cui alcuni carabinieri. Gli inquirenti indagano anche sul possibile depistaggio per nascondere la vera matrice dell’omicidio. Per quel delitto sono stati condannati come mandanti Vito Palazzolo, a 30 anni, e Gaetano Badalamenti all’ergastolo. Entrambi morirono prima dell’appello. Il Centro Impastato, alcuni mesi fa aveva mandato una lettera alla Procura denunciando “il depistaggio” a opera di due attori principali: «il procuratore capo del tempo, Gaetano Martorana, che nel fonogramma redatto subito dopo il ritrovamento dei resti del corpo di Peppino Impastato, parlava di “attentato alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda” e l’allora maggiore dei carabinieri Subranni. Un’indagine seria deve partire dall’accertamento delle responsabilità di questi due personaggi». Secondo la relazione della Commissione parlamentare antimafia, la mattina del 9 maggio 1978, poche ore dopo il ritrovamento dei resti del corpo di Giuseppe Impastato, il procuratore capo Martorana ha mandato al procuratore generale di Palermo un fonogramma in cui si parla di un attentato «alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda» messo in atto da Peppino Impastato che si sarebbe così suicidato. Questa «falsa pista», dice il centro Impastato, sarebbe stata seguita dall’allora maggiore Subranni. Anche Giovanni Impastato, fratello di Peppino, era stato sentito da Del Bene ad aprile, quando ancora l’inchiesta non era stata riaperta. Impastato si era presentato spontaneamente in procura per denunciare un «depistaggio che fu orchestrato a partire dal 9 maggio 1978 da figure istituzionali con lo scopo di nascondere la vera matrice dell’uccisione di Peppino». A questo proposito Giovanni Impastato aveva messo l’accento sul sequestro, subito dopo l’omicidio, da parte dei carabinieri di oggetti personali di Peppino (compresi libri, documenti). Di questi documenti, libri e appunti non c’è più traccia. Non sono, infatti, presenti nel fascicolo dell’inchiesta e non sono nemmeno nel deposito corpi di reato





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