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MESSINA, LA PROTESTA DI RENATO ACCORINTI: Salvare la memoria d’una città. Già parecchie le adesioni alla petizione avviata per chiedere chiarezza. LA RIFLESSIONE: L’omicidio dei libri dimenticati che purtroppo rimarrà senza alcun colpevole…

accorinti

RENATO ACCORINTI SI PREPARA ALLA PRIMA NOTTE DI OCCUPAZIONE – FOTO: DI GIACOMO

Tre giorni di occupazione per salvare la memoria storica della città. È iniziata ieri la protesta del Movimento non violento guidato da Renato Accorinti, che ha presidiato dalle 18 il pala Cultura. L’obiettivo è chiedere una soluzione definitiva per l’Archivio storico e un maggiore impegno dell’Amministrazione comunale. Il vergognoso stato di conservazione dell’archivio, mostrato nelle immagini rese pubbliche nei giorni scorsi e appese all’ingresso dello stabile di viale Boccetta, hanno lasciato l’amaro in bocca. Libri e documenti antichi ridotti in condizioni pietose, “mangiati” dalla muffa e abbandonati in un umido scantinato. La raccolta della Biblioteca ex comunale Cannizzaro è stata già trasferita al PalaCultura, ma i reperti, purtroppo, continuano a rimanere chiusi in stanze isolate. L’archivio è rimasto invece negli scantinati di via Catania (isolato 26), lì dove umidità e cattiva cura stanno distruggendo il valore delle opere mal conservate. Da cinque anni nessun cittadino ha avuto la possibilità di accedervi, mentre gli impiegati hanno svolto solo compiti “amministrativi”. «Dal sindaco Buzzanca, che ha ereditato da Ardizzone la delega alla Cultura, non è mai arrivata un’idea seria – ha affermato Accorinti. Sulla questione, nonostante l’eco mediatico, non ha mai speso una parola e il trasferimento della biblioteca è stato stabilito dal Dipartimento, mentre lui prosegue sulla strada del menefreghismo. Ci è stato detto che le cose si sistemeranno con il cambio di dirigente, ma sono situazioni che denunciamo da troppo tempo». Già parecchie le adesioni alla petizione avviata per chiedere agli enti preposti, attraverso una denuncia penale, di indagare sulle responsabilità di questo “crimine culturale”. Contestualmente un’altra raccolta firme è stata promossa per destinare tutti i locali del PalaCultura esclusivamente ad attività ed associazioni culturali: «È assurdo adibire ad uffici un edificio realizzato dopo trentacinque anni di attesa – ha aggiunto Accorinti. Qualunque cittadino non sarebbe d’accordo con questa ipotesi». Eppure i messinesi sembrano rimanere impassibili anche davanti alla privazione di un sacrosanto diritto: il mantenimento in vita del proprio passato. Il Movimento non violento comunque proverà a coinvolgere quante più persone possibili. Oggi alle 18 si terrà un incontro per programmare altre iniziative e discutere di quanto sta accadendo. «Invitiamo anche Buzzanca, ma dubitiamo che verrà – ha commentato Accorinti. Non basta una notte per poi dimenticarsi della cultura gli altri giorni dell’anno. Altrimenti si tratta di semplici spot elettorali». Per dare forza alla protesta il pacifista ha deciso di digiunare fino al 30 dicembre alle 12, quando abbandonerà il PalaCultura: «Vogliamo che si faccia quanto non è stato realizzato fino ad oggi. Creiamo auditorium, biblioteche, circoli e spazi all’aperto attrezzati, dal centro e alle periferie». Forse basterebbe iniziare dalle piccole cose, ad esempio dando una casa dignitosa ai reperti che testimoniano la nostra gloriosa storia. Abbandonata. EMANUELE RIGANO – GDS

LA RIFLESSIONE: L’omicidio dei libri dimenticati che purtroppo rimarrà senza alcun colpevole.
Signor Presidente, signori Giurati, noi oggi celebriamo in quest’aula dell’Assise un processo per un crimine gravissimo. Si tratta di un omicidio dove non è il sangue rappreso il simbolo. Si tratta dell’omicidio dei libri dimenticati, delle lettere assassinate, delle pagine ammuffite, dei colpevoli scatoloni accatastati. I fatti sono gravi, anche se questa città addormentata e della cultura in una sola notte cerca di farli passare sotto silenzio, ma la reiterazione del reato è palese, la recidiva è costante, l’abbandono è totale. Inizieremo a discutere delle prove signor Presidente. Sono certe, schiaccianti, inequivocabili. Potete vedere, c’è tutto agli atti, potete scorrere una documentazione fotografica impressionante, che testimonia lo stato in cui per l’incuria di decenni versano preziosissimi volumi, lettere d’importanza storica, incunaboli unici, pergamene preziose. Eppure, nonostante queste prove, nonostante la recidiva, nonostante sia palese il castello solitario dell’accusa, ecco lì, vedete, il banco degli imputati, è deserto, non un colpevole s’è potuto sedere sul freddo e scomodo legno della panca ingabbiata tra le sbarre della storia. Perché? È presto detto signor Presidente, signori Giurati. Questo è stato, me ne darete atto, un omicidio silenzioso, secretato, che s’è dipanato e consumato per decenni tra più d’un colpevole, un po’ alla volta, mitridatizzando giorno dopo giorno la nostra memoria, il nostro passato, che è invece fondamentale per costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli soprattutto, un futuro già reso grigio e indecifrabile per quelle che chiamano congiunture economiche sfavorevoli. Forse manca la premeditazione, ma questo poco conta signor Presidente, è stata una sequela di colpevoli che non hanno attenuanti di sorta, non possono invocare indulti, rimarranno responsabili di fronte alla Storia. Eppure, il valore della cultura e della memoria è immenso di fronte all’aridità, può consentire una risposta, può fornire un’occasione, può costruire un percorso. Ebbene, quello che in questi decenni hanno rappresentato per la nostra città l’Archivio storico del Comune, l’Archivio di Stato, il Gabinetto di Lettura, l’archivio della Società di Storia Patria, e tutte le altre istituzioni culturali e archivistiche, non ha eguali. Non sono vecchie carte ma costituiscono un immenso patrimonio che adesso è in grave pericolo, lotta per la sopravvivenza, vuole resistere all’incuria. Eppure, signor Presidente, questa città ormai da mesi non ha un assessore alla Cultura, è la delega “fantasma” che fluttua nelle mani del sindaco Buzzanca senza un perché. Eppure, signor Presidente, in quel Palazzo della Cultura ultimato dopo un trentennio ci sono solamente uffici, lo spazio per libri e incunaboli ancora non c’è. Ecco, questo è quanto. Attendiamo adesso speranzosi il Vostro verdetto. Il grave reato è ancora in corso, si ripete ogni giorno, di questo e di tutto il resto v’invitiamo a tenere conto nelle chiuse stanze della camera di consiglio. NUCCIO ANSELMO – GDS


Per Renato Accorinti prima “notte della cultura”: tanti i curiosi che hanno “sbirciato” attraverso il portone a vetri.

Fino all’ultimo istante il rischio è stato quello che gli avrebbero impedito di tenere fede “in toto” alla sua protesta, ma l’obiettivo è invece stato raggiunto. Quella conclusa, infatti, è stata la prima delle due notti che il pacifista Renato Accorinti ha deciso di trascorrere nell’ingresso del pala Cultura per la pacifica occupazione messa in atto dal movimento “Non violento” di cui è una delle colonne portanti. Questa volta la battaglia del barbuto no pontista è mirata a dire basta a quello che egli stesso ha definito “crimine culturale”: tenere per anni in stato di abbandono centinaia di preziosi documenti che raccontano la gloriosa storia della nostra città, in scantinati bui e umidi. Il trasferimento al pala Cultura di una parte dell’archivio comunale è cominciato, ma ancora tanti sono i beni che a causa delle lentezze e delle mancanze degli organi preposti rischiano di andare perduti. Accorinti che dalle 18 di ieri pomeriggio e fino alle 12 di domani (termine della protesta) osserverà un rigoroso digiuno, ha trascorso la nottata su un giaciglio ricavato nel corridoio d’ingresso dell’imponente struttura del viale Boccetta, “ai piedi” delle fotografie appese ai pannelli di legno che immortalano le vergognose condizioni dell’archivio comunale. Tanti i cittadini, anche non interessati alla “causa”, che spinti però dalla curiosità nelle ore notturne si sono avvicinati alle grandi porte di vetro del palazzo per “sbirciare” il sonno di Accorinti, accoccolato in un lenzuolo bianco con vicino una bottiglia d’acqua. Una curiosità in pieno stile “Grande Fratello” che, a prescindere da qualsiasi idea o connotazione politica, è stata probabilmente stimolata dal comportamento di un uomo che, con manifestazioni pacificamente estreme, tiene sempre alto l’onore delle proprie battaglie. E quella del pala Cultura non è che l’ultima di una lunga serie. Non è detto che qualcosa cambi, nessuno assicura che, così come richiesto da Accorinti, il palazzo venga effettivamente utilizzato solo ed esclusivamente come spazio culturale, ma per chi crede fino in fondo nella propria “battaglia”, cercare di cambiare le cose è un dovere prima ancora che un sacrosanto diritto. ELENA DE PASQUALE – Tempostretto.it

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