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MESSINA: L’inchiesta sull’ Atm, rimessi in libertà quattro degli arrestati. Insussistenza delle esigenze cautelari per il dg Conte e per Orlando, divieto di dimora per Lampi

Il Tribunale del riesame ha rimesso in libertà quattro dei cinque arrestati (tutti ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta Atm sull’ipotesi di truffa perpetrata ai danni della Regione. Il collegio presieduto dal dottor Nunzio Trovato, e composto dai giudici Antonino Giacobello ed Elena Calamita, ha annullato l’ordinanza impugnata «per insussistenza delle esigenze cautelari», disponendo l’immediata scarcerazione del direttore generale della municipalizzata trasporti, Claudio Conte, e del responsabile esercizio gommato, Salvatore Orlando. Insussistenza di gravi indizi di colpevolezza e carenza delle esigenze cautelari per il coordinatore di esercizio Bartolo Enea; e infine, in parziale accoglimento dell’istanza proposta dal responsabile Ufficio Ced paghe Giuseppe Lampi, i giudici hanno disposto nei suoi confronti la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella del divieto di dimora nel comune di Messina. Il sostituto procuratore Stefano Ammendola, che aveva richiesto e ottenuto dal gip Daria Orlando le misure cautelari, si è presentato in udienza al Tdl per ribadire le sue convinzioni sulla scorta sia di una perizia tecnica effettuata da un ingegnere che delle intercettazioni telefoniche. Non solo, nel giorno dell’udienza del Riesame, il pm ha notificato agli interessati l’avviso di chiusura indagini, auspicando di fatto il processo a carico dei quattro, ora in libertà. Procedimento che, secondo le determinazioni della Procura, avrebbero dovuto affrontare in regime di custodia cautelare. Rischio scampato. Gli indagati sono stati assistiti dagli avvocati Giovanbattista Freni e Carmelo Scillia (per Conte), Adalgisa Bartolo e Francesco Rizzo (per Orlando), Lori Olivo (per Enea), Carmelo Raspaolo ed Emilio Fragale (per Lampi). Secondo l’accusa i cinque indagati (oltre a quattro rimessi in libertà vi è pure il coordinatore di esercizio Francesco Lisa, attualmente ai domiciliari che ha ritenuto di non presentare istanza al Riesame) avrebbero, a vario titolo, indotto la Regione siciliana e l’Agenzia delle dogane a fornire all’Atm maggiori contributi pubblici, attraverso la presentazione di false attestazioni sui chilometri effettuati dagli autobus a Messina, aumentandoli rispetto a quelli effettivamente percorsi. Coi soldi ottenuti da Palermo l’azienda avrebbe pagato alla maggioranza dei dipendenti ore di straordinario e l’indennità mensile denominata “premio corse”, senza che fosse stato raggiunto il numero di percorsi previsti. Nell’inchiesta, avviata nel 2008, sono indagati altri 17 dipendenti ed ex dipendenti. I reati contestati sono la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e la truffa in danno di un ente pubblico. L’Agenzia dogane sarebbe stata indotta in errore allo scopo di ottenere un rimborso maggiorato dell’accisa sul carburante consumato, quantificato in proporzione della percorrenza annuale chilometrica falsamente attestata. Le attività investigative si riferiscono al periodo 2003-2007, ovvero quando, stando a quanto rilevato dalla Procura, gli indagati sarebbero ricorsi ad artifizi e raggiri, tra cui la trasmissione di consuntivi chilometrici gonfiati, l’indicazione della lunghezza di alcune corse in misura superiore a quella reale, la contabilizzazione di corse previste ma non effettuate, l’omissione della riparazione dei contachilometri di diversi mezzi e la conseguente attestazione dell’impossibilità di quantificare con esattezza le percorrenze effettive a causa del mancato funzionamento dei contachilometri e dell’impossibilità di ripararli. TITO CAVALERI - GDS

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