I carabinieri hanno notificato sette avvisi di garanzia con le ipotesi di reato di abuso e falsità , a ex amministratori comunali ed a funzionari e tecnici del Comune di Oliveri, al termine di una inchiesta giudiziaria della Procura di Patti sull’affidamento ritenuto illegale della progettazione dei lavori per la realizzazione degli argini del torrente Elicona. Indagati l’ex sindaco di Oliveri, Filippo Carini; due assessori comunali in carica nel 2006, Antonino Bertino e Giuseppe Foresti; il dirigente dell’ufficio di ragioneria del Comune di Oliveri, Giuseppe Allia; un funzionario dell’ufficio tecnico dello stesso Comune Nunziato Chiofalo con funzioni di Rup (Responsabile unico del procedimento); il libero professionista incaricato illegalmente di redigere il progetto dell’opera, l’ing. Salvatore Ravidà e il fratello di questi, il dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Oliveri, il geometra Roberto Ravidà che fino a pochi mesi addietro dirigeva contemporaneamente anche l’ufficio tecnico del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea. Le sette persone raggiunte da avvisi di garanzia firmati dal sostituto della Procura di Patti Alessandro Lia, sono tutte accusate di avere, in concorso tra loro, favorita patrimonialmente il progettista dell’opera a cui in violazione alla legge nel 2006 sarebbe stato conferito un incarico di progettazione del muro d’argine del torrente Elicona. L’incarico al progettista ing. Salvatore Ravidà , fratello del tecnico comunale Roberto, non poteva essere conferito perché lo stesso aveva già progettato, percependo somme che si aggirano sui 138 mila euro assai superiori al limite consentito dalla legge dei 100 mila euro, altra opera già ultimata e persino collaudata. Secondo l’accusa, su istigazione del tecnico comunale Roberto Ravidà , sia i funzionari comunali che hanno espresso i pareri favorevoli, ma anche il sindaco e gli assessori, avrebbero adottato il 9 maggio del 2006 la delibera con la quale in violazione alla legge e attestando il falso, si conferiva l’incarico al progettista. La vicenda giudiziaria è scaturita da un esposto presentato all’epoca dei fatti dall’attuale sindaco Michele Pino il quale segnalava l’anomalia. Successivamente sono state le indagini portate avanti dai carabinieri della stazione di Falcone, al comando del luogotenente Giuseppe Bisignani, a venire a capo della vicenda che ha comportato l’emissione di sette avvisi di garanzia a conclusione delle indagini preliminari ordinate dalla Procura di Patti. Durante le indagini si è infatti scoperto che l’incarico progettuale era stato affidato al professionista con la falsa attestazione che si trattava di prosecuzione di lavori già progettati dallo stesso tecnico. Da qui l’accusa di abuso d’ufficio per tutti gli indagati per il vantaggio patrimoniale procurato al professionista incaricato del progetto, ma anche di falsità in atti pubblici. Invece che di prosecuzione di un’opera, si trattava per gli inquirenti di un lavoro ex novo. Il tecnico che aveva ricevuto il secondo incarico con modalità ritenute illegali, avrebbe progettato un’opera diversa e assai distante dall’argine dell’Elicona. Lo stesso infatti aveva avuto conferito – secondo gli accertamenti ordinati dalla Procura – , superando il limite dei 100 mila euro previsto dalla legge regionale n.7 del 2002, la progettazione del verde pubblico del lungomare Cristoforo Colombo, dove fu pure realizzato un anfiteatro. Tutte opere ultimate e collaudate, diversamente da quanto era stto dichiarato nella delibera di conferimento dell’incarico.(l.o.)





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