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MESSINA, LA MORTE AL POLICLINICO DELLA SIGNORA PASQUALINA SPIDALIERE: «Necessaria una radiografia al torace perché si doveva operare subito». Le risultanze della perizia medico legale del dott. Aldo Barbaro

«L’esame radiologico del torace eseguito per tempo avrebbe permesso di formulare la diagnosi di dissecazione aortica e quindi d’intervenire chirurgicamente». È soltanto uno dei passaggi-chiave della consulenza disposta nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura dopo la morte della signora Pasqualina Spidaliere. L’ha siglata il medico legale reggino e docente della “Sapienza” di Roma Aldo Barbaro, e adesso si trova depositata agli atti. La signora Spidaliere morì a quarant’anni nel novembre scorso al Policlinico, e su questo caso il sostituto procuratore Adriana Sciglio ha aperto un’inchiesta iscrivendo inizialmente nel registro degli indagati i nove medici che in qualche modo si occuparono del caso. Ma la perizia sembra restringere il campo delle responsabilità, perché il dott. Barbaro individua responsabilità solo in capo al radiologo che operò il 23 novembre 2010 e al medico di guarda del pronto soccorso che operò la mattina del 24 novembre 2010. «Appare evidente – scrive ancora il dott. Barbaro –, che una tempestiva diagnosi radiologica eseguita il 23.11.2010 avrebbe assicurato maggiori chances di sopravvivenza alla paziente, visto che la stessa è deceduta alle ore 13,00 del giorno successivo». Secondo il consuente quindi sarebbe stato necessario intervenire subito chirurgicamente. L’incarico al dott. Barbaro è stato affidato dal gip Walter Ignazitto, dopo la richiesta d’incidente probatorio avanzata da alcuni difensori. Il perito visti i molti indagati, ha lavorato con parecchi colleghi e consulenti di parte, i medici legali Giovanni Crisafulli, Alessio Asmundo, Claudio Crinò, Nino Bondì, Giulio Cardia e Mario Previtera. L’odissea sanitaria della signora Spidaliere, quarant’anni e quattro figli, un marito panettiere, Antonello Anzalone, cominciò nel pomeriggio del 23 novembre scorso. Si era presentata al pronto soccorso del Policlinico «con forti dolori addominali, alla schiena al petto ed in aggiunta non riusciva a deglutire, nonché a parlare». Una volta giunta al pronto soccorso dopo alcuni esami era stata trasportata in Urologia, perché le era stata diagnosticata una sospetta colica renale, una diagnosi poi smentita dall’urologo che comunque aveva consigliato con urgenza un’ecografia all’addome. Quell’esame però non fu possibile eseguirlo la sera del 23 novembre perché «mia moglie è stata ricondotta nuovamente in autoambulanza al pronto soccorso dove il medico, al quale era arrivata la prescrizione dell’ecografia, mi ribadì che in ogni caso quella sera il predetto esame non sarebbe stato eseguito per “mancanza del servizio”». Il triste epilogo si ebbe il giorno dopo, poco dopo le 13, sempre al Policlinico, dove la donna era tornata dalle 5 del mattino, da casa, per i continui dolori: «al mio arrivo i medici – ha scritto il marito nella denuncia depositata dall’avvocato Antonello Scordo –, aprendo le braccia, mi hanno comunicato il decesso di mia moglie, senza, alla mia richiesta, sapermi dire quali fossero state le cause».(n.a.)

MESSINA, LA POLITICA E I SUOI PARADOSSI: IL COMUNE SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE CONTRO PIETRO FRANZA E L’ASSESSORE GIANFRANCO SCOGLIO, ACCUSATI DI ABUSO D’UFFICIO PER LA GESTIONE DEGLI STADI

Non è un remake del film cult “Kramer contro Kramer”, ma poco ci manca. La vicenda è quantomeno paradossale e vede protagonisti il Comune e uno dei suoi assessori. Sullo sfondo l’accordo per la gestione degli stadi, finito nelle aule giudiziarie. E proprio durante il procedimento penale si consumerà una sorta di commedia nostrana. Con delibera dello scorso 8 marzo la Giunta municipale ha, infatti, dato mandato all’avvocato Francesco Marullo per la costituzione di parte civile del Comune nel processo contro Pietro Franza – ma sin qui niente di strano – e contro Gianfranco Scoglio, city manager ai tempi dei fatti ma attuale assessore ai Lavori pubblici, e questo è quantomeno singolare. Costituzione che dovrebbe avvenire nell’udienza dibattimentale fissata per giorno 13 luglio. Di fatto la Giunta municipale sta agendo contro un componente della stessa Amministrazione. Un atto che potrebbe far pensare al ritiro della delega a Scoglio, ma Buzzanca non ci pensa assolutamente. «È una prassi – sottolinea il sindaco – e anche se io penso che Scoglio abbia ragione ho comunque deciso di far costituire come parte civile il Comune per non provocare danni a Palazzo Zanca in caso di condanna. È una garanzia per l’ente e al contempo una garanzia per Scoglio». Ma ricostruiamo la vicenda giudiziaria. L’ultimo atto è stato il rinvio a giudizio nello scorso mese di dicembre di Pietro Franza e di Gianfranco Scoglio. Un ribaltamento rispetto alla decisione assolutoria che un altro gup assunse nel gennaio 2010. La Cassazione, infatti, dopo il ricorso della Procura aveva riaperto i giochi nella vicenda-stadi e aveva deciso un nuovo pronunciamento, che si è avuto proprio a dicembre quando il gup Giovani De Marco ha accolto la richiesta dei sostituti Maria Pellegrino e Fabrizio Monaco e ha deciso il giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio per l’attuale assessore ai Lavori pubblici Gianfranco Scoglio e l’imprenditore Pietro Franza, che all’epoca era ai vertici della società calcistica FC Messina come presidente. Quindi si farà il processo (che doveva iniziare lo scorso 16 marzo davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale, ma è stato rinviato al prossimo 13 luglio). È stato così ribaltato il “non luogo a procedere” deciso nel gennaio scorso per gli stessi fatti dal gup Antonino Genovese. A decidere una nuova udienza preliminare per questa vicenda erano stati i giudici della VI sezione penale della Cassazione, che avevano accolto il ricorso presentato dal sostituto della Dda Vito Di Giorgio e dal collega Fabrizio Monaco e controfirmato dal procuratore aggiunto Ada Merrino. La sentenza assolutoria di gennaio del gup Genovese disse sostanzialmente che permanevano forti perplessità sulla legittimità dell’accordo procedimentale tra Comune e FC Messina per la gestione degli stadi, un accordo oltretutto mai chiuso, e poi affermò che mancava il cosiddetto “elemento soggettivo del reato”, cioé che non ci sarebbe stato dolo nell’agire dei protagonisti della vicenda. Su questi due punti si fondavano essenzialmente gli atti depositati dalla Procura per contestare la sentenza, sul concetto cioé di “violazione della regola di giudizio”. La Procura nel ricorso aveva sottolineato tra l’altro che l’istruttoria relativa alla proposta di accordo procedimentale fu “rapidissima, sommaria e carente”: la società fece la sua proposta il 12 agosto del 2005, la proposta di delibera approvativa fu del 26 agosto, e fu approvata in consiglio comunale il 30 dello stesso mese. Anche la tempistica quindi secondo la Procura proverebbe la presenza del dolo. Secondo l’impostazione della Procura l’ipotesi dell’abuso d’ufficio contestata a Scoglio e ai Franza, si sostanzia sotto un duplice aspetto: per un verso avrebbero contribuito a far siglare l’accordo per la gestione commerciale «per almeno quindici anni» tra il Comune e la società calcistica, procurando intenzionalmente alla società FC Messina un ingiusto profitto; per altro verso la sottoscrizione di questo accordo procedimentale, che avrebbe poi portato alla convenzione, sarebbe stata siglata senza tenere conto che era necessario un procedimento ad evidenza pubblica. Mauro Cucè – Gds

PUBBLICHIAMO IL DOCUMENTO UFFICIALE – MESSINA, I PESANTI STRASCICHI DEL PROCESSO MARE NOSTRUM: NOTIFICATO AL GIUDICE OLINDIO CANALI L’AVVISO DI CONCLUSIONE INDAGINI PER FALSA TESTIMONIANZA AGGRAVATO DAL FINE DI AGEVOLARE L’ASSOCIAZIONE MAFIOSA COSA NOSTRA. LE DICHIARAZIONI DELL’ON. SONIA ALFANO

AVVISO ALL’INDAGATO E DAL DIFENSORE DELLACONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI
Art. 415 – bis-c.p.p.
AVVISO DI DEPOSITO DEI VERBALI, DECRETI E REGISTRAZIONI DELLE ATTIVITA’ DI INTERCETTAZIONE
Art. 268, commi 4 e segg. c.p.p.

Il Pubblico Ministero Dott.Federico Perrone Capano
In relazione al procedimento penale in epigrafe indicato
nei confronti di:
Canali Olindo, nato a Lissone (MI) il 22.1.1955, elettivamente domiciliato presso il difensore di fiducia, avv. Fabrizio Formica del foro di Barcellona P.G., con studio in Milazzo, via G. Medici n.8
RILEVATO
che questo ufficio procede per i seguenti fatti costituenti reato
IMPUTAZIONE
Delitto di falsa testimonianza, previsto e punito dagli artt.372 c.p ed art. 7 1.203/1991 perché, deponendo come testimone nell’ambito del procedimento penale n. 3/08 R.G. Ass. App. Messina, negava il vero sostenendo di non aver redatto, nel periodo immediatamente successivo alle festività natalizie 2005, documenti e memoriali, relativi all’omicidio Alfano, diversi ed ulteriori rispetto al file inviato per posta elettronica al giornalista Leonardo Orlando e negava il vero sostenendo di non aver ricevuto confidenze da Beppe Alfano in merito all’omicidio in danno di Giuseppe Iannello. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra ed in particolare della sua articolazione di Barcellona Pozzo di Gotto, facente capo a Gullotti Giuseppe.
In Messina il 15.4.2009
DR.FEDERICO PERRONE CAPANO

canali

PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria
- Direzione Distrettuale Antimafia -

AVVISA
l’indagato ed il difensore sopra indicati che:
gli indagati ed i rispettivi difensori sopra indicati che:
1) la documentazione relativa alle indagini preliminari;
2) i provvedimenti di liquidazione agli interpreti e consulenti soggetti ad impugnazione;
sono depositati presso la segreteria di questo PM, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Palazzo Ce.dir., piano VI, stanza 85, e che hanno facoltà di prendere visione degli atti e di estrarne copia, nonché di presentare, entro venti giorni dalla notifica del presente atto, memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al Pubblico Ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.
AVVISA
l’indagato ed il difensore sopra indicati che:
gli indagati ed i rispettivi difensori sopra indicati che:
- i verbali e le registrazioni relativi alle attività di intercettazione, nonché i
supporti relativi ai flussi di comunicazioni informatiche e telematiche sono depositati presso la segreteria di questo PM, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Palazzo Ce.dir., piano VI, stanza 85;
- hanno facoltà di esaminare gli atti, ascoltare le registrazioni owero prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche, nonché di estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su nastro magnetico o comunque idoneo supporto; in caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche possono richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, owero copia della stampa in forma intellegibile delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche.
Consegnato a ufficiali giudiziari per la notifica.
Reggio Calabria, 03/03/2011

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha notificato al dr. Olindo Canali, già sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e oggi giudice alla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (qui allegato) per il delitto di falsa testimonianza aggravato dal fine di agevolare l’associazione mafiosa Cosa Nostra. Il procedimento a carico del dr. Canali è nato dalla denuncia sporta dal mio avvocato, Fabio Repici, in conseguenza delle false dichiarazioni rese quale testimone (citato su richiesta della difesa del boss Gullotti) il 6 e il 15 aprile 2009 da quel magistrato davanti alla Corte di assise di appello di Messina nel secondo grado del processo Mare Nostrum. Nell’occasione Canali, mentendo, negò di avere redatto nel 2006 un memoriale sull’omicidio di mio padre, diverso da quello già acquisito dalla Corte, e negò pure, mentendo per la seconda volta, di avere ricevuto da mio padre confidenze sul duplice omicidio Iannello-Benvenga. Proprio per quel duplice omicidio Giuseppe Gullotti era stato condannato all’ergastolo in primo grado. La Corte di assise di appello, con la sentenza del 28 novembre 2009, assolse il boss Gullotti dal duplice omicidio. Come ho ripetutamente denunciato, il dr. Canali è il principale responsabile dei depistaggi sull’omicidio di mio padre, compiuti fermando gli accertamenti alle responsabilità dei piani bassi della mafia barcellonese ed evitando che emergesse la causale principale dell’omicidio, collegata alla presenza a Barcellona Pozzo di Gotto dell’allora latitante Nitto Santapaola. Mio padre, come ammesso dal dr. Canali, gli aveva confidato di aver scoperto il covo del capomafia catanese. Nulla fu fatto e mio padre venne ucciso. E quando partirono le indagini, ad opera proprio del dr. Canali, quest’ultimo “dimenticò” le confidenze di mio padre su Santapaola. Dal fascicolo rimasero scientificamente fuori i nomi di Nitto Santapaola e di Rosario Cattafi, uomo che è da decenni il tramite fra la mafia catanese e barcellonese e i servizi segreti. Dal fascicolo della Procura di Reggio Calabria sul dr. Canali emerge uno spaccato indecente su quel magistrato, sui suoi colleghi che hanno tentato di proteggerlo innanzi al Consiglio superiore della magistratura e sull’attuale Procuratore generale di Messina, il dr. Antonio Franco Cassata, vero e proprio tutore di Canali, che significativamente, in conversazioni intercettate dagli inquirenti, Canali e i suoi interlocutori appellano non con il nome ma con la locuzione “lo zio”, come nella Sicilia malavitosa solitamente viene etichettato un capobastone. In questo momento il mio pensiero commosso, oltre che a mio padre, va al prof. Adolfo Parmaliana, vero e proprio martire della giustizia “barcellonese/messinese” dei Canali e dei Cassata. Forse, se oggi si inizia a fare luce sui criminali con la toga indosso, è effetto della sua tragica scomparsa. Il prossimo passo sarà fare piena e definitiva chiarezza sull’omicidio del giornalista Beppe Alfano, sgombrando il terreno dalle coperture offerte dal dr. Canali ai vertici del sistema mafioso barcellonese. soniaalfano.it

IL VIDEO – ANTONIO DI PIETRO ALLA CAMERA: BERLUSCONI E FRATTINI SONO DEI CONIGLI

MESSINA: La Squadra Mobile sequestra centinaia di capi d’abbigliamento contraffatti. Il Commissariato Messina Nord scopre casa d’appuntamenti. Arrestato il tenutario

La Squadra Mobile sequestra centinaia di capi d’abbigliamento contraffatti. Abiti e scarpe griffati pronti per il mercato del falso.
Nella giornata di ieri, gli agenti della Squadra Mobile hanno deferito in stato di libertà A.F., messinese di anni 44, e M.G., messinese di anni 50, poiché entrambi ritenuti responsabili in concorso del reato di detenzione per la vendita di articoli di abbigliamento e calzature con marchi e segni distintivi verosimilmente contraffatti. I poliziotti hanno sorpreso i due individui mentre trasportavano a bordo di un’autovettura due scatole di cartone contenenti una cinquantina di paia di pantofole contraffatte. La successiva perquisizione estesa all’abitazione dei denunciati ha permesso il rinvenimento e sequestro di circa 300 capi d’abbigliamento e calzature tra cui giubbotti, sneakers, polo e t- shirts delle più note griffe e nei modelli più alla moda, pronti per essere immessi nel mercato del falso.

Il Commissariato di S.Agata M. arresta cittadini romeni per aver occupato la casa di un defunto. L’appartamento era stato già sottoposto a sgombero

Gli agenti del Commissariato di P.S. di S.Agata Militello hanno arrestato in flagranza di reato per violazione di domicilio con violenza sulle cose cinque cittadini di nazionalità romena, senza fissa dimora, sorpresi nell’abitazione di un uomo deceduto nel 2004, che già la Polizia di Stato aveva provveduto a sgomberare ieri mattina, apponendo i sigilli previsti ed allontanandone i cinque cittadini romeni che lo avevano occupato abusivamente. Gli stessi erano stati inoltre accompagnati presso l’ufficio Immigrazione della Questura di Messina dove era stato emesso nei loro confronti un provvedimento prefettizio di allontanamento dal territorio nazionale per motivi di sicurezza entro il termine di 30 giorni. Quando ieri, in tarda serata, gli agenti hanno notato la luce accesa all’interno dell’appartamento in questione e verificato che i sigilli erano stati violati, gli stessi hanno proceduto all’arresto in flagranza dei cinque cittadini romeni rientrati nuovamente in casa. Gli arrestati saranno giudicati stamani con rito direttissimo.

Il Commissariato Messina Nord scopre casa d’appuntamenti. Arrestato il tenutario.

Gli agenti del Commissariato P.S. Messina Nord hanno proceduto ieri all’arresto di Ceraolo Tindaro Franco, originario di Librizzi e residente a Spadafora, di anni 58, responsabile dei reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, già noto alle Forze dell’Ordine per precedenti specifici. L’arrestato aveva organizzato all’interno di un appartamento di sua proprietà, sito a Spadafora, una casa d’appuntamenti dove ragazze di nazionalità romena esercitavano l’attività di meretricio. I poliziotti, penetrati nell’abitazione dotata di un impianto di videosorveglianza, hanno sorpreso tre cittadine romene, due delle quali in abiti succinti pronte a prostituirsi ed un’altra che stava dormendo insieme ad un connazionale. Dalle indagini effettuate dagli agenti, si è risalito al ruolo del proprietario dell’abitazione che riscuoteva la somma di 200 euro a settimana per inquilina più una parte degli incassi ottenuti con l’attività di meretricio. Inoltre l’arrestato provvedeva a redigere annunci sui quotidiani per procacciare ed attirare clienti per le prostitute.

MESSINA: ARRESTATE DAI CARABINIERI 13 PERSONE APPARTENENTI AD UNA ORGANIZZAZIONE CHE ATTRAVERSO “MATRIMONI SIMULATI” REGOLARIZZAVA LA PRESENZA DI CLANDESTINI SUL TERRITORIO ITALIANO

ALL’ALBA DI OGGI, A CONCLUSIONE DI UNA COMPLESSA ATTIVITÀ INVESTIGATIVA, I CARABINIERI DI MESSINA HANNO DATO ESECUZIONE AD UNA ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE A CARICO DI 13 PERSONE, DI CUI 4 CITTADINI EXTRACOMUNITARI, INDAGATE A VARIO TITOLO DI FAVOREGGIAMENTO AGGRAVATO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. L’ATTIVITÀ INVESTIGATIVA, CONDOTTA DAL SETTEMBRE 2008 E PROTRATTASI PER CIRCA UN ANNO E MEZZO, HA CONSENTITO AI CARABINIERI DI ACCERTARE L’ESISTENZA DI UNA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE, OPERANTE NEL COMPRENSORIO MILAZZESE E DELLA VALLE DEL MELA, DEDITA – PREVIO PAGAMENTO DI SOMME DI DENARO – ALLA ORGANIZZAZIONE DI “MATRIMONI DI FACCIATA” FINALIZZATI ALLA REGOLARIZZAZIONE NELLO STATO ITALIANO DI CITTADINI EXTRACOMUNITARI CLANDESTINI PROVENIENTI DALLA TUNISIA E DAL MAROCCO.

No Ponte
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Il treno del ferro


Voci nel fango