C’è la mafia tirrenica vecchia e nuova tra le carte del processo “Vivaio”, che si sta concludendo in primo grado a Messina davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Salvatore Mastroeni. Nel primo giorno dell’accusa, riservata al sostituto della Dda Giuseppe Verzera, oggi ci sarà invece il collega di Barcellona, Francesco Massara, è passata l’intera mattinata per mettere a fuoco tutto. Un «processo che si è formato nel dibattimento, si è arricchito di tutta una serie di elementi di prova che lo hanno in parte trasformato». Già , perché si era partiti col focalizzare l’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino e le infiltrazioni mafiose nella gestione delle discariche, prima tra tutti quella di Mazzarrà S. Andrea, ma strada facendo hanno fatto irruzione le clamorose rivelazioni dei nuovi pentiti di mafia della zona tirrenica, per cui «… il processo ha cambiato faccia grazie alle collaborazioni di Bisognano, Castro, Truscello e Gullo», vale a dire l’ex boss del Mazzarroti (Bisognano), la sua ex convivente (Truscello), il rappresentante delle famiglie etnee per Barcellona (Castro) e un altro dei reggenti dei gruppi tirrenici (Gullo). È stato un apporto che ha cambiato il volto del processo perché «… per penetrare nel buco nero delle organizzazioni criminali, la torcia che le illumina non può non essere costituita da chi è all’interno di questi gruppi». Ieri mattina è andato avanti per oltre due ore il sostituto della Dda Verzera. Ha iniziato a raccontare la genesi dell’indagine dei carabinieri del Ros, ha proseguito con un quadro dettagliato del business delle discariche gestito dalla mafia, poi ha parlato dell’apporto dei vari collaboratori di giustizia che sono arrivati in corso d’opera, ritenuto fondamentale. Ha sviscerato anche tutti i retroscena dell’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino, inseguito e giustizia dai killer in una calda giornata d’agosto del 2006 proprio a Mazzarrà S. Andrea. L’accusa ha un’idea precisa: si «incollarono» due causali, vale a dire il «risentimento» di Aldo Nicola Munafò, che la Procura antimafia ritiene uno dei killer, e la necessità dell’allora boss emergente dei Mazzarroti Tindaro Calabrese di mandare un segnale preciso del cambiamento al vertice uccidendo un “fidatissimo” del boss Bisognano, facendo capire che da quel momento in poi era lui a comandare la baracca mafiosa. Un altro passaggio fondamentale della requisitoria di ieri del pm Verzera quello relativo alla vicenda Scianina, vale a dire le forniture di inerti per le quali la mafia barcellonese, secondo gli accordi iniziali poi saltati, voleva versato un euro ogni otto pagati per metro cubo, perché bisognava pagare «la parracchia». L’inchiesta “Vivaio”, da cui scaturisce il processo, gestita per mesi dai carabinieri del Ros, oltre a certificare gli interessi mafiosi nelle due discariche di Tripi e Mazzarrà Sant’Andrea, ha avuto al centro le imposizioni della famiglia mafiosa barcellonese nei subappalti e nelle forniture dei materiali delle società controllate dal gruppo criminale, le compravendite di terreni e le speculazioni sulle aree che servivano per ampliare i siti di smaltimento dei rifiuti, le richieste di denaro, gli incendi e le minacce, tutto per convincere gli imprenditori a lasciare il campo alle imprese mafiose. Una vera e propria pressione mafiosa esercitata tra Mazzarrà S. Andrea, Terme Vigliatore, Barcellona, Furnari, Tripi, Falcone, Monforte San Giorgio, Merì, Pace del Mela, Novara di Sicilia. L’indagine sfociò nell’aprile del 2008 con 15 arresti. Al procedimento è stato poi riunito l’omicidio di Antonino Rottino (ecco il perché del processo celebrato in corte d’assise), che fu un’esecuzione mafiosa per riequilibrare la geografia criminale nell’hinterland tirrenico. Ecco i 20 rinviati a giudizio della “Vivaio”: il boss Carmelo Bisognano; Bartolo Bottaro; Tindaro Calabrese; Antonino Calcagno; Agostino Campisi; Salvatore Campanino; Alfio Giuseppe Castro; Maria Luisa Coppolino; Salvatore Fumia; Aurelio Giamboi; Cristian Giamboi; Sebastiano Giambò; Giacomo Lucia; Aldo Nicola Munafò; Michele Rotella; Stefano Rottino; Thomas Sciotto; Nunziato Siracusa; Carmelo Salvatore Trifirò; Giuseppe Triolo. NUCCIO ANSELMO - GDS




