È toccato ai due ex presidenti della Regione, Agazio Loiero e Giuseppe Chiaravalloti, salire sul banco dei testimoni nel processo “Why Not” sui presunti gravi illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dei fondi pubblici destinati alla Calabria. Ieri l’ennesima udienza dei 27 imputati che non hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato. Il primo ad essere sentito davanti ai giudici (presidente Antonio Battaglia, a latere Adriana Pezzo e Giovanna Mastroianni, cancelliere Marcello Chiriatti) è stato Loiero il quale ha risposto alle domande del procuratore generale Massimo Lia. Loiero ha riferito che conosceva Antonio Saladino da molti anni. «Nel 2005, quando ci furono le elezioni regionali, mi ricordo - ha aggiunto - un confronto pubblico tra me, Abramo e Aloi che avvenne a Lamezia Terme al termine del quale mi dissero che avrebbero appoggiato me. Gatto (imprenditore coinvolto nel processo, ndc) l’ho conosciuto proprio in occasione di quella campagna elettorale e credo che mi appoggiò. Non ebbi nessun tipo di sostegno economico; ebbi solo i contributi depositati in Corte d’Appello». Il pg ha poi chiesto a Loiero di un biglietto rinvenuto a casa dell’ex presidente durante una perquisizione. «Si trattava - ha rimarcato Loiero - di una proposta che fecero gli uomini del mio staff per reperire finanziamenti in occasione delle elezioni politiche del 2006. L’idea però non mi piacque. Decidemmo invece di chiedere un prestito in banca (del quale Loiero ha presentato corposa documentazione, ndc) che abbiamo finito di pagare da poco. Non aveva senso che chi aveva la possibilità di dare molti voti mi desse anche soldi». Loiero ha poi risposto in merito alla Legge finanziaria regionale 2006 con la quale si stabiliva che, al fine di riqualificare le aree urbane degradate o da riconvertire, nei Comuni superiori ai 50 mila abitanti era consentito il rilascio di una sola autorizzazione per la realizzazione di centri commerciali. «Fu un errore in quanto gli emendamenti non passarono in Commissione perchè mancò il numero legale e finirono in aula. Il provvedimento venne licenziato col voto di fiducia. Da qui la svista e i successivi passaggi per abrogare la norma». Infine Loiero si è soffermato sulla vicenda Tesi-Fincalabra. «L’ho saputo a cose fatte. Il finanziamento a Fincalabra era stato già deciso negli anni precedenti. Non l’ho condiviso e, quando ricevetti delle minacce, mandai i vertici a casa». Subito dopo è toccato all’ex presidente Chiaravalloti rispondere alle domande del pg in merito ai progetti regionali Cam e Red (per altri due progetti Chiaravalloti si è avvalso della facoltà di non rispondere in quanto imputato in procedimento connesso). «Saladino - ha detto Chiaravalloti - si faceva vedere ogni tanto allaRregione per i progetti di assunzione dei lavoratori. L’indirizzo politico della Giunta era quello, quando possibile, di dare lavoro ai giovani. Sul progetto Cam (sulla mediazione minorile, ndc) la Giunta chiese il parere ai dirigenti se l’affidamento del servizio al consorzio Brutium si potesse prorogare e abbiamo avuto parere positivo. Sul progetto Red c’era una delibera di Giunta che autorizzava la proroga, qualora si riscontrassero i requisiti. In Giunta discutevamo solo se c’erano pareri contrastanti. In caso contrario si approvavano le pratiche». Prima della testimonianza dei due ex presidenti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Tommaso Loiero, Vincenzo Gianluca Morabito e Francesco Maria Simonetti. L’udienza è stata rinviata al 15 febbraio. Intanto, è stata fissata per il 20 febbraio l’udienza davanti al gup per i sei indagati per i quali la Corte di Cassazione ha annullato il proscioglimento sentenziato il 2 marzo del 2010 sempre dal gup. Giuseppe Mercurio - GDS





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