La “Coca-Cola Company” ha aperto un canale diretto con il sindaco Elisabetta Tripodi, assicurando per telefono la propria disponibilità a partecipare ad un tavolo di lavoro, presenti le organizzazioni dei produttori di succo concentrato, le rappresentanze delle associazioni del mondo agricolo, gli esponenti politici della Regione. La responsabile della comunicazione della Coca-Cola per l’Italia ha detto al sindaco che per la fissazione della data dell’incontro attende da un momento all’altro la risposta da parte dell’assessore regionale all’agricoltura, Michele Trematerra. Si rendono così ancor più consistenti le prospettive di risolvere la “vexata quaestio” scatenata dalla decisione della Coca-Cola di rescindere il contratto con un’azienda rosarnese produttrice di succhi d’arancia, la “Antonino Branca”, per salvaguardare la propria immagine, compromessa da un’indagine condotta da giornali inglesi sullo sfruttamento dei migranti. La cordiale telefonata tra il sindaco e la Coca-Cola giunge a poche ore dal comunicato diramato dalla multinazionale americana, in cui si dichiara interessata a salvaguardare il rapporto con la Piana di Rosarno, dove è possibile ottenere «un succo di alta qualità ». La Coca-Cola, nell’ottica di contribuire allo sviluppo di questa zona agrumicola particolarmente vocata, si dice quindi pronta a sedersi «con i fornitori e le autorità locali, tra cui il sindaco di Rosarno, per discutere possibili allineamenti strategici a lungo termine in grado di garantire un futuro di business reciprocamente vantaggioso con i produttori di succhi locali e, attraverso di loro, con le cooperative locali e gli agricoltori». A raccogliere l’opportunità offerta dalla “Coca-Cola Company” è la Coldiretti Calabria, che ritiene siano maturati i tempi per scrivere una pagina nuova per l’agrumicoltura da industria di Rosarno. Il presidente Molinaro sfida le multinazionali «ad accorciare la filiera ed a sottoscrivere un contratto in trasparenza e remunerativo per le imprese agricole», riconoscendo «il valore etico e produttivo del “Made in Calabria” con la firma dei produttori calabresi». È una proposta che Coldiretti invia alle multinazionali dell’aranciata, con in testa Coca-Cola, perché «in piena trasparenza e nel rispetto delle regole commerciali riconoscano alla produzione calabrese il giusto valore, nel rispetto dei valori di eticità , dei vincoli sociali, a beneficio dei cittadini-consumatori e dell’economia di un territorio». Per Molinaro «le multinazionali dell’aranciata - che sicuramente detengono un forte potere, tanto è che riescono a mantenere in vita una legge di oltre 50 anni che stabilisce che la percentuale di succo in una bottiglia di aranciata è del 12% che si traduce in un valore di soli 3 centesimi di euro - non possono sottrarsi adesso ad un accordo con il comune obiettivo di garantire sostenibilità economica alla filiera agrumicola da industria». La disponibilità a sedersi ad un tavolo, manifestata dal maggiore colosso mondiale di bevande, a parere del segretario-questore del Consiglio Regionale della Calabria, Giovanni Nucera, dimostra non solo il danno d’immagine internazionale che deriva dall’approfittare dello sfruttamento di personale sottopagato e senza diritti, ma anche l’alta qualità delle arance di Rosarno, alle quali, evidentemente la “Coca Cola Company” non intende affatto rinunciare”. Nucera ricorda la sua mozione approvata ad agosto 2011 dal Consiglio regionale, con la quale si sollecitava il Governo «ad innalzare dal 12 al 16-18% la quantità di succo di agrumi presente nelle bibite». Sul caso interviene anche il deputato Marco Minniti (Pd) che ha presentato un’interrogazione parlamentare: «Il disimpegno della Coca Cola Company se confermato, rivelerebbe un’evidente natura ritorsiva e punitiva». Interviene anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Alessandro Nicolò che invita a non criminalizzare Rosarno. «È stata avviata un’opera concreta di risanamento di strutture fatiscenti in cui trovavano ricovero da molti anni, e nel silenzio di tanti, molti braccianti nordafricani. Possiamo certamente essere testimoni di una forte inversione di tendenza». Giuseppe Lacquaniti - GDS





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