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MESSINA: Lo spaccio tra Patti, Capo d’Orlando, Galati e Furnari e i “fiumi” di droga dall’Olanda. Uno assolto e l’altro a giudizio

S’è chiusa con un’assoluzione e un rinvio a giudizio davanti al gup di Messina Maria Vermiglio l’udienza preliminare per uno stralcio dell’operazione antidroga “Luna”, che aveva smantellato nel 2006 un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanza stupefacente, prevalentemente cocaina, lungo la zona tirrenica. In questa tranche erano coinvolti Maurizio Sereno e Tindaro Siragusano, entrambi originari di Sant’Angelo di Brolo. Sereno, che è stato assistito dall’avvocato Rita Pandolfino, aveva scelto di definire la posizione con il rito abbreviato ed è stato assolto con formula piena mentre l’accusa, sostenuta dal sostituto della Dda Fabio D’Anna aveva avanzato una richiesta di condanna ad anni 8 reclusione. Il Siragusano, che è stato assistito difeso dall’avvocato Tommaso Calderone, è stato rinviato a giudizio con il rito ordinario, così come aveva richiesto il pm D’Anna, davanti al Tribunale di Patti, il processo inzierà il prossimo 22 giugno. L’operazione “Luna”, che si avvalse delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Merenda, fece luce su un imponente traffico internazionale di sostanze stupefacenti con terminali in provincia a San’Angelo di Brolo, Patti, Capo d’Orlando, Galati Mamertino e Furnari. L’indagine, all’epoca gestita del sostituto della Dda peloritana Ezio Arcadi e poi dal collega della Dda Giuseppe Verzera, che lavorarono con i carabinieri di Patti, portò nel 2006 all’arresto di venticinque indagati lungo l’intera zona tirrenica. Dopo una sentenza del Tribunale di Patti, gli atti relativi ai due vennero trasmessi alla Direzione distrettuale Antimafia di Messina, e il fascicolo fu curato dal sostituto Fabio D’Anna, che ha rappresentato l’accusa anche per il troncone principale. L’inchiesta ha scoperchiò all’epoca una serie di situazioni che il gip Giovanni De Marco nella sua ordinanza di custodia cautelare definì «un inquietante spaccato di un contesto sociale ben più che allarmante, in cui l’illegalità costituisce la regola e dove la principale ambizione è quella della scalata alle vette del crimine». Tra gli indagati iniziali il nome di spicco fu Francesco Cannizzo, di Caronia, personaggio centrale: l’organizzazione si riforniva da Cannizzo che secondo i carabinieri oltre all’attività di spaccio gestiva anche il traffico di banconote contraffatte. Le accuse formalizzate nell’atto di chiusura indagini erano piuttosto gravi, dall’associazione a delinquere finalizzata all’acquisto e al trasporto di sostanze stupefacenti, alla spendita di banconote false fino agli atti intimidatori ai danni di pubblici amministratori per condizionare l’assegnazione dei lavori di metanizzazione. Hascisc e cocaina approdavano in Sicilia dall’Olanda. Fra gli episodi più inquietanti che sono agli atti dell’inchiesta, senza dubbio a S. Angelo di Brolo le cartucce che vennero inviate al sindaco dell’epoca Michelangelo Di Nunzio, l’incendio delle due auto dell’assessore Leonardo Raffaele e dell’escavatore di un imprenditore edile, le minacce verbali ai consiglieri comunali, la strage nell’allevamento di pollame del padre di un consigliere, e il pestaggio dell’assessore comunale Tindaro Germanelli.(n.a.)

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