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MESSINA: “Si impossessò di 200 mila euro”. In manette ex direttore delle Poste. Marcello Intelisano, già responsabile dell’ufficio di Giardini Naxos è finito ai domiciliari con l’accusa di peculato e simulazione di reato

Sosteneva di aver subito delle estorsioni, di essere stato vittima di minacce. E di aver dato quel denaro, circa 200 mila euro, ai suoi “aguzzini”. Invece i soldi li aveva presi per sè e li aveva utilizzati in parte per investirli nella gestione di un noto albergo di Castelmola. Così in un sol colpo Marcello Intelisano, 55 anni, s’è ritrovato senza più un lavoro, quello di direttore dell’ufficio postale di San Giovanni a Giardini Naxos, e agli arresti domiciliari, con l’accusa di peculato e simulazione di reato. Sono stati i carabinieri della stazione di Giardini a portare a compimento quella che è stata ribattezzata come “operazione posta celere”, un nome dal duplice significato: il riferimento alla posta è evidentemente legato al ruolo di Intelisano, quello, appunto, di direttore dell’ufficio postale, mentre quell’aggettivo, celere, caratterizza un’operazione che, come affermato in conferenza stampa dal comandante della compagnia dei carabinieri di Taormina, il capitano Giampaolo Greco, «si è svolta in tempi davvero rapidi, nonostante la delicatezza delle indagini». A illustrare i dettagli dell’operazione, ieri mattina a Messina, lo stesso capitano Greco ed il comandante della stazione di Giardini, il luogotenente Giovanni Pio Fichera. Operazione che ha una data “X” ben precisa, il 22 aprile 2011. Quel giorno Intelisano, all’epoca ancora direttore della sede centrale dell’ufficio postale del centro ionico, si è presentato dai carabinieri per denunciare di essere stato vittima di un’estorsione e di essere stato, per questo, costretto in più di una circostanza, sotto minaccia anche di morte da parte di alcuni sconosciuti «dall’accento napoletano», a prelevare dalle casse dell’ufficio da lui diretto la somma complessiva di 160 mila euro, consegnata per intero agli stessi estortori. Una denuncia che non ha affatto convinto il luogotenente Fichera, che da subito ha intuito che troppi pezzi del puzzle non si incastravano. Intelisano ha denunciato di essere stato fermato in due occasioni (la prima delle quali nel settembre 2010) da alcuni sconosciuti nei tornanti che portano a Castelmola, dove Intelisano risiede. I malfattori, secondo quanto dichiarato ai carabinieri, pur essendo armati di pistola lo avevano minacciato con un coltello puntato alla gola. «Perché dei malviventi dovrebbero minacciare qualcuno con un coltello se possiedono una pistola?», è la prima contraddizione emersa, spiegata da Fichera. E ancora: Intelisano ha dichiarato di essere stato lui “l’arbitro” delle estorsioni, avendo una discrezionalità nelle modalità di consegna del denaro non comune in vicende del genere. La stessa richiesta, 200 mila euro, era piuttosto anomala perché, come sottolineato da Greco e Fichera, «solitamente gli estortori non pongono limiti nelle cifre». Inoltre gli appuntamenti venivano fissati in maniera molto approssimativa, con date e orari mai precisi, senza contare che Intelisano non era mai riuscito a rilevare il numero di targa e non s’era mai confidato con i carabinieri che quotidianamente presidiavano l’ingresso dell’ufficio postale, nonostante ci fosse un rapporto di costante dialogo. Troppe stranezze, che hanno portato i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Fabrizio Monaco, ad avviare le indagini che dopo dieci mesi si sono concluse con l’emissione, da parte del gip del tribunale di Messina Giovanni De Marco, di un’ordinanza di custodia cautelare. «I fatti denunciati – afferma De Marco nell’ordinanza – che sembrano mutuati dalla sceneggiatura di un B-Movie, sono palesemente inverosimili, sia nella dinamica complessiva che nei singoli dettagli». Che qualcosa non andasse per il verso giusto, nell’ufficio di Giardini, lo aveva percepito anche la direzione provinciale delle Poste di Messina, che aveva avviato un’indagine interna a seguito dello sforamento del limite massimo di 75 mila euro nella giacenza di sicurezza in cassaforte. Le richieste di chiarimenti avanzate dalle Poste non sono mai state soddisfatte, Intelisano non ha informato la direzione nemmeno della denuncia presentata ai carabinieri, fino a quella che è parsa essere una palese confessione: messo spalle al muro, Intelisano ha persino proposto di restituire 160 mila euro. Un gesto che ha indotto la direzione centrale a licenziarlo in tronco. Ai carabinieri è parso evidente che la denuncia presentata altro non era che un maldestro tentativo di “giustificare” gli inspiegabili ammanchi di cassa: 165 mila euro, a cui si aggiungono 32 mila euro di carte valori. A seguito di una perquisizione in casa, i carabinieri hanno trovato anche un libretto postale acceso nel 2008 a nome della moglie e del figlio di Intelisano con oltre 22 mila depositati, utilizzati per acquisire il 95 per cento delle quote di gestione di un noto albergo di Castelmola, che aveva peraltro contratto debiti per 80 mila euro. Due pomeriggi fa l’epilogo di questa controversa vicenda, con la notifica dell’ordinanza per cui Intelisano si ritrova, oggi, agli arresti domiciliari. SEBASTIANO CASPANELLO - GDS

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