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Premio "Cocivera" a Maurizio Marchetti. Il riconoscimento in onore del compianto produttore teatrale
Tenere vivo il ricordo del compianto direttore artistico e produttore teatrale Pasquale Cocivera scomparso nel 2010 attraverso un premio che annualmente viene assegnato a quanti si sono distinti nel mondo del teatro, non solo a Messina, ma anche a livello nazionale, dando lustro alla città dello Stretto. Il "Premio Pasquale Cocivera", giunto alla seconda edizione, è stato ideato dall'Associazione teatrale "Ascetur 2000" di Rino Miano, nell'ambito di "Teatro insi...
Morto Ciccio Alessi l'amico di TaoArte. Figura di riferimento del cinema italiano, in particolare nel periodo d'oro del Festival di Taormina
ROMA - Dopo una breve malattia è morto a Roma all'età di 91 anni Francesco Alessi, figura di riferimento del cinema italiano, in particolare nel periodo d'oro del Festival di Taormina. Dove Alessi si sentiva a casa, essendo di origine messinese, e per tutti era semplicemente «Ciccio». Alessi fu protagonista di memorabili edizioni della kermesse taorminese, nello staff organizzativo assieme a Mario Natale e Pierpaolo Pineschi. Ma l'attività di Alessi a sostegn...
MESSINA: Si è spento il professore Cavarra, appassionato cultore dei dialetti
Si è spento ieri mattina a 78 anni il prof. Giuseppe Cavarra. Grande amico della nostra riviera, uomo generoso e sempre disponibile, un lutto per la cultura. Nato a Lìmina il 7 agosto 1933 aveva studiato al liceo classico di Santa Teresa di Riva dove si era sposato con Melina Altadonna, viveva tra Messina e Nizza di Sicilia. L'ultima sua apparizione pubblica durante il convegno organizzato lo scorso gennaio dall'Unitre al Palacultura di Santa Teresa di Riva per ...

MESSINA: Il cuore non regge, muore al Policlinico. Lamentava dolori al petto e alla spalla. Denuncia della figlia ai carabinieri

Morte sospetta al Policlinico Universitario, sulla quale vogliono vederci chiaro i familiari della sessantasettenne Angela Valenza. La donna è deceduta giovedì sera nel reparto di Unità coronarica, dopo essere stata sottoposta ad accertamenti. Un tragico episodio sul quale non si dà pace la figlia, Caterina Buonamico, 42 anni, casalinga, la quale non ha esitato a presentare denuncia ai carabinieri della Stazione di Gazzi. E già si è mossa l’Autorità giudiziaria, visto che il sostituto procuratore Alessia Giorgianni ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche, mentre stamani dovrebbe conferire l’incarico per l’autopsia. L’esame necroscopico, infatti, potrebbe contribuire a dissipare parte dei dubbi sulla morte della signora, a cui, secondo il medico di guardia, non avrebbe più retto il cuore. «Le è scoppiato», si sarebbe sentita dire la figlia come giustificazione. Una frase messa a verbale dai militari dell’Arma mentre raccoglievano lo sfogo della quarantaduenne. Secondo quest’ultima, la madre era stata ricoverata alle 17 del 31 gennaio scorso, dopo aver avvertito un forte dolore al petto e alla spalla sinistra. Trasportata al Pronto soccorso del “Gaetano Martino”, ha ricevuto le prime cure. I medici hanno deciso di sottoporla a lastre, elettrocardiogramma e altre analisi. Non sembrava niente di preoccupante. Ma, evidentemente, non era così. Perché, trascorse alcune ore, Caterina Buonamico, sarebbe stata informata della necessità di trasferire la madre nel reparto di Unità coronarica, per esami più approfonditi. In serata, i sanitari avrebbero eseguito un secondo elettrocardiogramma e un ecocardiogramma. Quindi, la decisione di ricoverarla. Nonostante l’esito positivo dei controlli, la donna continuava a lamentare fitte, anche se in misura più lieve rispetto al suo arrivo al Policlinico.
Il giorno successivo, alle 11.30, Angela Valenza è stata sottoposta a coronografia. Al termine della quale, intorno alle 13.15, la figlia avrebbe ricevuto comunicazione di alcune complicazioni durante il precedente intervento. Caterina Buonamico ha spiegato ai carabinieri che le era stato assicurato che il cuore della madre era perfetto. Ma alla signora sarebbe stato imposto di rimanere in corsia per qualche altro giorno. Mercoledì la madre sembrava provata ma stava bene. Stessa cosa ieri. Il medico di turno, alle 13, l’avrebbe rassicurata sul decorso postoperatorio e sulle condizioni della sessantasettenne. Tre, quattro giorni e sarebbe tornata a casa. Alle 19, Caterina Buonamico avrebbe assistito alle visite: tutto ok. Ma, tornata nella sua abitazione, alle 22.50 è stata invitata telefonicamente da un medico a recarsi con urgenza in ospedale: la madre stava molto male. Alla figlia sarebbe stato impedito di entrare nel reparto, mentre i sanitari erano impegnati a rianimare la madre Angela Valenza. Quando la donna è riuscita a varcare la soglia avrebbe ricevuto la terribile notizia: «Sua madre è morta perché le è scoppiato il cuore». Toccherà ora alla magistratura chiarire i contorni del tragico episodio. Stabilire se l’operato dei medici che l’anno curata abbia inciso sul decesso. Nella denuncia la figlia ha chiesto espressamente accertamenti approfonditi sul cadavere. Oggi, il sostituto procuratore Alessia Giorgianni dovrebbe conferire l’incarico dell’autopsia. Bisognerà però attendere almeno 60 giorni prima del responso degli esami. Riccardo D’Andrea - GDS

L’EX IMPIEGATO COMUNALE DI MESSINA CHE LA MATTINA DEL 3 MAGGIO 1999 MASSACRO’ LA MOGLIE E LE DUE FIGLIE: È libero il triplice omicida Giuseppe La Torre

È tornato in libertà l’ex impiegato comunale di Messina 65enne Giuseppe La Torre, l’uomo che la mattina del 3 maggio 1999 nell’abitazione di via San Jachiddu massacrò a coltellate la moglie Maria Grazia Previte e le due figlie Giusy e Carmen. Un triplice omicidio terribile di cui si occuparono tutte le testate nazionali, una vicenda che suscitò profonda impressione e sgomento nell’intera opinione pubblica. La Torre ha finito di scontare – come spiega il suo difensore, l’avvocato Giovambattista Freni –, i 18 anni di reclusione inflitti dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria su rinvio della Cassazione. Ha usufruito di due “sconti di pena”: tre anni per l’applicazione dell’indulto, più tre anni di “liberazione anticipata” per buona condotta. Attualmente è sottoposto alla libertà vigilata per la durata di due anni su decisione del Tribunale di Sorveglianza, dovrà cioé presentarsi giornalmente alle forze dell’ordine. L’uomo si trova attualmente in una casa di cura della provincia tirrenica.(n.a.)

MESSINA, IL PROCESSO A MESSINAMBIENTE - LE RIVELAZIONI DEL PENTITO BISOGNANO: «Il signor Conti… che era il loro referente». E POI LE ALTRE ACCUSE A SARO CATTAFI E GIUSEPPE GULLOTTI. L’altro collaborante Centorrino ha confermato che i gruppi messinesi percepivano “mazzette”

bisognano

CARMELO BISOGNANO

Era finito nelle “secche” il processo sulle infiltrazioni mafiose a MessinAmbiente negli anni d’oro, quando alla fine degli anni ‘90 secondo la Procura i clan mafiosi cittadini avevano gran voce in capitolo per gestione e assunzioni di personale. Ma adesso, dopo cinque anni di udienze e prima della conclusione, il colpo di coda dell’accusa è rappresentato dalla doppia e lunga deposizione di ieri di due pentiti di rango, il boss di Mazzarrà Sant’Andrea Carmelo Bisognano e l’ex “reggente” del clan di Messina-Centro Salvatore Centorrino. Da mezzogiorno e fino alle due del pomeriggio, prima Bisognano e poi Centorrino, hanno raccontato quello che sapevano rispondendo alle domande del sostituto della Dda Fabio D’Anna e di alcuni dei difensori, gli avvocati Carlo Autru Ryolo, Salvatore Silvestro e Giovambattista Freni, che in controesame hanno fatto di tutto per far emergere lacune e contraddizioni nel racconto dei due collaboranti. Ha cominciato Bisognano, sentito dopo una lunga diatriba accusa-difesa come “imputato di reato probatoriamente collegato” ai sensi dell’art. 197 bis c.p.p., ha deciso così il collegio della seconda sezione penale presieduto dal giudice Mario Samperi. E nel ripercorrere la sua carriera criminale e i motivi della collaborazione l’ex boss dei Mazzarroti ha ripetuto in aula ancora una volta i nomi dell’avvocato Rosario Cattafi come vertice dell’ala non militare di Cosa nostra barcellonese e del boss Giuseppe Gullotti come capo dell’ala militare, quanto meno quando lui faceva parte del sodalizio criminale barcellonese. Venendo invece a quello che sa sulla storia di MessinAmbiente, Bisognano ha tirato in ballo l’ex ad di MessinAmbiente Antonio Conti, che comunque ha dichiarato di non conoscere personalmente. La vicenda iniziò quando la consociata cominciò a scaricare i rifiuti con gli autocompattatori a Tripi, quindi nel suo territorio d’influenza, e siccome non si fece avanti nessuno della ditta all’epoca per la “messa a posto”, lui ordinò ai suoi uomini di «fermare qualche camion», per dire agli autisti che qualcuno dei vertici di MessinAmbiente si sarebbe dovuto presentare per il pagamento della tangente. Prima di allora non si era interessato a MessinAmbiente, anche se la ditta era impegnata all’ampliamento della discarica di Tripi; questo perché i lavori erano stati affidati all’impresa locale del “barone” Rotella, già sottoposto ad estorsione. Dopo che i suoi uomini, l’incarico fu dato a Rottino e Trifirò, bloccarono gli autisti di MessinAmbiente, si presentò a Mazzarrà un certo «Franco sedici» per conto dei clan messinesi, in particolare i gruppi Ventura e Spartà, il quale gli disse che tutto sarebbe stato messo a posto. Nel verbale di dichiarazioni Bisognano non aveva accennato al fatto che quel tale «Franco sedici» gli avrebbe fatto il nome dell’ing. Conti, questo particolare lo ha aggiunto ieri nel corso della deposizione, come è emerso dopo le contestazioni dei difensori. Il nome dell’ad Conti – ha proseguito Bisognano –, gli sarebbe stato fatto nel corso di un periodo di detenzione comune al carcere di Gazzi, dal boss Carmelo Ventura («… avrebbe sistemato tutto tramite il signor Conti che era il loro referente dentro MessinAmbiente», oppure «…chi volessero far assumere lo potevano fare senza nessun problema», parlando di assunzioni nella ditta di trattoristi, autisti e operatori ecologici). E rispondendo poi a una domanda precisa del presidente Samperi, in chiusura di deposizione, Bisognano ha affermato che per quelle che sono le sue conoscenze derivanti dal dialogo con Ventura i «vertici formali» di MessinAmbiente sarebbero stati all’epoca «sottoposti a vincolo di Ventura e Spartà». In ogni caso Bisognano ha detto proprio alla fine – la domanda l’ha fatta il pm D’Anna –, di non avere però la certezza dei pagamenti al suo gruppo di “mazzette” da parte della ditta («… la relativa certezza non ce l’ho…»), anche perché fu poi arrestato. Finito con Bisognano s’è passati poi a Centorrino, che ieri ne ha dette di cose. Per esempio che parecchi gruppi criminali avrebbero percepito una regolare “mazzetta” da MessinAmbiente (la «trattativa» l’avrebbe curata Giacomo Spartà, gli avrebbe riferito il boss Trischitta). In sostanza per anni, i gruppi di Bonasera, Tamburella e Cucinotta erano sui 250 euro, mentre i gruppi Ventura, Gatto e Spartà percepivano cifre più alte. Altro passaggio: l’assunzione di tale Orazio Bucalo che sarebbe stata “sollecitata” in quanto nipote di Luigi Leardo («… Leardo parlava di un suo nipote»). Centorrino ha raccontato addirittura di uno “scambio d’estorsione”: il boss Mulè avrebbe proposto a Bonasera di cambiare la vittima del pizzo, cedendogli un noto albergo-ristorante in cambio proprio di MessinAmbiente. E quando il pm D’Anna gli ha chiesto, quasi in chiusura, se aveva contezza di contatti tra malavitosi e “colletti bianchi” di MessinAmbiente, Centorrino ha accennato a un tale «di altezza media, sul riccio» che era l’unico ad avere contatti più assidui con il boss Giacomo Spartà «… ma come si chiama non me lo ricordo». Era primo pomeriggio, ieri, quando tutto è stato aggiornato al 27 marzo. Giorno in cui il pm D’Anna formulerà le richieste dell’accusa. NUCCIO ANSELMO - GDS

La vicenda.
Questo processo s’è aperto cinque anni fa, era il giugno del 2007, ed ha al centro le infiltrazioni mafiose a “MessinAmbiente Spa”, la società mista per la gestione dei rifiuti del Comune di Messina che nel febbraio del 2004 venne travolta da un’inchiesta della magistratura. Sono 16 gli imputati: l’ex ad di MessinAmbiente, ing. Antonio Conti, l’ingegnere e consulente Benedetto Alberti, Gaetano Fornaia, Giovanni Fornaia, il patron dell’Altecoen di Enna Francesco Gulino, che fu partner economico della società mista, l’ex presidente di MessinAmbiente Sergio La Cava, Filippo Marguccio e Raimondo Messina, l’ingegnere e funzionario di MessinAmbiente Antonino Miloro, Gaetano Munnia, Gaetano Nostro, Tommaso Palmeri, Maurizio Ignazio Salvaggio. Ci sono poi i boss mafiosi Giuseppe “Puccio” Gatto, Carmelo Ventura e Giacomo Spartà, ritenuti “controllori” all’epoca dei fatti – siamo a cavallo tra la fine degli anni ‘90 e il 2003 –, rispettivamente nelle zone nord, centro e sud di Messina. Le accuse rimaste in piedi sono le principali che contestava la Procura, ieri rappresentata dal sostituto della Dda Fabio D’Anna: l’associazione a delinquere di stampo mafioso (capo A), il traffico illegale di rifiuti (capo E). Reati messi nero su bianco nei rapporti della sezione operativa della Dia, l’informativa “Smalto”.

Calcioscommesse, altri due arresti: In manette Mario Cassano e Angelo Iacovelli. Incontri manipolati del Bari con Milan, Sampdoria, Roma e Palermo

MILANO - Altri due arresti nell’ambito dell’inchiesta calcioscommesse, condotta dalla procura di Cremona. La polizia sta eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del portiere del Piacenza Mario Cassano e di Angelo Iacovelli, personaggio vicino agli ambienti sportivi del Bari.

LE INDAGINI - L’inchiesta, denominata ‘Last Bet’, è giunta alla terza fase dopo gli arresti di giugno e dicembre dell’anno scorso. Complessivamente sono 33 le persone finite in carcere tra le quali l’ex bomber della Nazionale Beppe Signori, l’ex capitano dell’Atalanta Crisiano Doni, i calciatori Carlo Gervasoni, Marco Paoloni, Luigi Sartor, Vincenzo Sommese, Marco Micolucci e Filippo Carobbio.

GLI INCONTRI DEL BARI - Quattro partite del Bari dello scorso campionato di serie A sarebbero state manipolate. È quanto sarebbe emerso dal terzo filone dell’indagine Last Bet che ha portato oggi all’arresto di Angelo Iacovelli. Gli incontri sarebbero Milan-Bari, Bari-Sampdoria, Bari-Roma e Palermo-Bari. Gli incontri si sono giocati tra marzo e maggio 2011. Le indagini hanno accertato che Iacovelli, 44 anni, sarebbe stato l’ «anello di collegamento» tra i referenti balcanici dell’organizzazione - Hristyian Ilievski e Almir Gegic, destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare e tutt’ora latitanti - e i calciatori del Bari. Questi ultimi sarebbero stati avvicinati negli alberghi durante i ritiri pre-partita, in modo da definire gli accordi finalizzati ad alterare le partite del campionato di A.

LE RESPONSABILITA’ DI CASSANO - Il portiere del Piacenza Mario Cassano è accusato di aver alterato quattro partite della sua squadra nei campionati di serie B 2010-2011 e 2008-2009. Secondo gli investigatori le gare sono Piacenza-Albinoleffe, Atalanta-Piacenza (quella in cui disse a Cristiano Doni dove tirare il rigore, secondo quanto ha riferito lo stesso ex capitano neroazzurro, ndr) e Siena-Piacenza della scorsa stagione e Piacenza-Mantova del campionato 2008-2009.

CALCIOSCOMMESSE: IACOVELLI UOMO CHIAVE INDAGINI BARI
E’ uomo chiave anche nelle indagini che si conducono a Bari sul calcio scommesse l’infermiere Angelo Iacovelli, un personaggio che ruotava intorno alla squadra del Bari con la funzione di ‘tuttofare’ per conto di alcuni giocatori. L’ipotesi di reato è associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva: Iacovelli è accusato di essere stato il tramite tra chi metteva soldi in cambio delle combine e i giocatori che avrebbero truccato (o tentato di truccare) partite. Nell’ambito delle indagini baresi, l’infermiere è stato sentito dal Pm inquirente barese Ciro Angelillis e dai carabinieri del nucleo investigativo due volte come testimone e due come indagato, l’ultima delle quali il 2 febbraio scorso: un interrogatorio, quello di due giorni fa, che sarebbe stato chiesto proprio da Iacovelli in conseguenza della pubblicazione di indiscrezioni sul contenuto delle dichiarazioni che l’ex calciatore del Bari Andrea Masiello aveva fatto agli inquirenti. Masiello avrebbe infatti parlato di ‘gente strana’ che girava attorno a questa faccenda del calcio scommesse, di gente dei clan, ipotesi che Iacovelli avrebbe voluto sgomberare proprio col suo interrogatorio. Iacovelli avrebbe invece confermato - sempre secondo le indiscrezioni - il suo ruolo nella vicenda, di aver cioè fatto da spola tra chi ‘investiva denaro’ in cambio della dritta sull’esito della partita e chi scendeva in campo con l’obiettivo di truccare il risultato. L’interrogatorio di Iacovelli e’ stato secretato, come quelli di Masiello e Marco Rossi, altro ex calciatore biancorosso. Di un altro filone delle indagini baresi si occupa il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, che sta indagando su presunte infiltrazioni mafiose nella gestione delle scommesse, anche per accertare se le scommesse sportive servissero pure per il riciclaggio di denaro. Per un coordinamento delle indagini penali con quelle della giustizia sportiva era stato ieri a Bari il procuratore capo della Figc, Stefano Palazzi.

UN MITO DEL CINEMA. NATO DA IMMIGRATI SICILIANI: E’ MORTO BEN GAZZARA

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E’ morto a Los Angeles all’eta’ di 81 anni Ben Gazzara, l’attore italo-americano interprete di decine di ruoli da duro, dal tenente di “Anatomia di un omicidio” al Raffaele Cutolo del film “Il camorrista” che nel 1986 segno’ l’esordio di Giuseppe Tornatore. Biagio Anthony Gazzara, questo il nome che gli avevano dato i genitori siciliani quando era venuto alla luce in un quartiere malfamato di New York, aveva un tumore al pancreas. Dopo aver frequentato l’Actor Studio, Gazzara aveva debuttato in teatro a Broadway nei panni del Brick di “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams, diretto da Elia Kazan. Al grande schermo era approdato con “Un uomo sbagliato” del 1957 ma il successo era arrivato due anni dopo con “Anatomia di un omicidio” dell’austriaco Otto Preminger. Nel 1960 interpreto’ per Monicelli “Risate di gioia” con Toto’ e Anna Magnani. Nel 1986 recito’ per John Casavetes in “Morte di un allibratore cinese”, nel 1988 fu il Don Bosco del film di Leandro Castellani. Dagli anni ‘90 ha lavorato per altri grandi registi come i Fratelli Cohen (”Il grande Lebowski” del 1998), Spike Lee (”The summer of Sam” del 1999) e John Turtutto (”Illuminata” del 1998). Nel 2003 era comparso nel “Dogville” di Lars Von Trier.

Biografia
Nato come Biagio Anthony Gazzara da immigranti siciliani di origine canicattinese, Gazzara crebbe in un quartiere difficile di New York. Molto giovane, trovò una via di fuga dall’ambiente che lo circondava, unendosi a una compagnia teatrale. Frequentò l’università nella sua città natale, per poi abbandonarla due anni dopo e unirsi all’Actor’s Studio. Negli anni cinquanta recitò in diverse produzioni teatrali a Broadway, la più famosa delle quali fu La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams, diretto da Elia Kazan. Nonostante la sua interpretazione nella versione teatrale, fu Paul Newman a ottenere il ruolo nella trasposizione cinematografica. Come attore cinematografico, Gazzara ebbe una lunghissima carriera. La sua prima apparizione sul grande schermo risale al 1957 nel film diretto da Jack Garfein, Un uomo sbagliato (The Strange One). Negli anni sessanta e settanta apparve in numerosi film, tra i quali Anatomia di un omicidio (Anatomy of a Murder) (1959), diretto da Otto Preminger, Il ponte di Remagen (The Bridge at Remagen) 1969, diretto da John Guillermin, Risate di gioia con Totò e Anna Magnani 1960, regia di Mario Monicelli, Quella sporca ultima notte (Capone) (1975) diretto da Steve Carver e Saint Jack (1979, diretto da Peter Bogdanovich). Tuttavia, fu nella collaborazione con il regista e amico John Cassavetes che Gazzara creò le sue interpretazioni più interessanti. I due lavorarono insieme per la prima volta nel film Mariti (Husbands) nel 1970. Per tutti gli anni settanta la collaborazione tra l’attore il regista produsse film di rilievo come L’assassinio di un allibratore cinese (The Killing of a Chinese Bookie) (1976) e La sera della prima (Opening Night) (1977). Negli anni ottanta lavorò in molti altri film, tra i quali …e tutti risero (They All Laughed, 1981) diretto da Peter Bogdanovich e Una gelata precoce (An Early Frost, 1985), film per la televisione acclamato dalla critica, che affrontava il tema dell’AIDS, accanto a Gena Rowlands. Nel 1986 partecipò come protagonista al film di esordio di Giuseppe Tornatore, Il camorrista, nel ruolo di Raffaele Cutolo. Nel 1988 interpretò il ruolo di Don Bosco nell’omonimo film di Leandro Castellani. Negli anni novanta lavorò in 38 film, tra i quali molte produzioni televisive. In questi anni apparve sul grande schermo in ruoli più marginali, lavorando, però, in film come Il grande Lebowski (The Big Lebowski) (1998) dei Fratelli Coen, S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York (The Summer of Sam) (1999) di Spike Lee, Buffalo ‘66 (1998) di Vincent Gallo e Illuminata (1998) di John Turturro. Nel corso della sua carriera, Gazzara ha collaborato anche con Marco Ferreri in Storie di ordinaria follia (1981). Nel 2003, Gazzara è apparso nel film diretto dal regista danese Lars Von Trier, Dogville. Nel 2009 nel ruolo di Fred Di Venanzio recita nella serie televisiva L’onore e il rispetto.

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: Il caso Barcellona. Una capitale di Cosa Nostra. Verrà sciolto per mafia il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto?

Una fine annunciata. Quella di una classe politica inetta ed arrogante e di una borghesia mafiosa e paramassonica. I membri, affamati tutti degli stessi sporchi affari. Miracolosamente scampato al fango di un disastro anch’esso annunciato, trema il partito unico locale. Dopo le alluvioni autunnali, si profila un forte terremoto a primavera. Che potrebbe demolire l’ancien régime e ridare speranza, democrazia e voglia di partecipazione a migliaia di donne e uomini spogliati dei diritti di cittadinanza. A fine novembre 2011, la ministra dell’Interno Annamaria Cancellieri e il prefetto di Messina Francesco Alecci hanno firmato un decreto che istituisce una commissione d’indagine che dovrà “esperire accertamenti mirati†nell’ambito dei settori della gestione amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto per “verificare l’eventuale esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzataâ€. Novanta giorni per riscrivere la storia di una delle capitali dei poteri occulti e deviati, poi la corsa contro il tempo perché Roma decreti lo scioglimento per mafia e il commissariamento della grande palude del Longano. Prima che l’amministrazione Pdl dei cugini Domenico e Candeloro Nania concluda l’ennesimo mandato quinquennale. Centinaia di atti e delibere da esaminare, una delle quali, approvata il 16 novembre 2009 in Consiglio comunale, sotto indagine della Procura della Repubblica dopo un esposto delle associazioni “Rita Atria†di Milazzo e “Città Aperta†di Barcellona e un’interrogazione fiume del parlamentare Pd Giuseppe Lumia. Oggetto, il Piano particolareggiato di un mega parco commerciale di 18,4 ettari in contrada Siena. Un’area a vocazione agricola trasformata d’incanto in cittadella dorata ove insediare molteplici infrastrutture per la grande distribuzione, alberghi, ristoranti e locali di dubbio divertimento. Una devastante colata di cemento che non ha uguali nel panorama siciliano dove il territorio è depredato da super e ipermercati. Il progetto di Barcellona prevede costruzioni per 398.414,45 metri cubi, contro un volume esistente di appena 23.164,68, mentre il sistema di viabilità da 5.052 metri quadri si svilupperà a sei sezioni stradali per ulteriori 35.714 m². “Nella storia del parco commerciale di contrada Siena si sono verificate problematicità nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione Comunale di Barcellonaâ€, ammonisce il decreto ministeriale sui “presunti†condizionamenti criminali della vita politica nel Longano. Assai poco “presunti†in verità, dato che la società committente della redazione del piano commerciale è la Dibeca Sas, proprietaria di 5,97 ettari di terreni, già attenzionata dalla commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Comune. Motivo, il contratto di affitto sottoscritto con gli amministratori barcellonesi per un palazzo di Via Operai destinato a uffici pubblici. Un accordo che da più di dieci anni consente di rimpinguare le casse di una società notoriamente nella disponibilità dell’avvocato Rosario Pio Cattafi, ritenuto un personaggio di vertice della famiglia mafiosa locale. “Il capo dei capi di Cosa nostra messineseâ€, lo ha definito il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, già a capo del feroce clan di Mazzarrà Sant’Andrea. E qualche mese fa, su ordine del Tribunale di Messina, i Cattafi hanno pure subito il sequestro di beni e conti bancari per un valore di sette milioni di euro. “Numerose anomalie hanno condizionato l’iter progettuale del Parco di contrada Sienaâ€, denunciano le associazioni antimafia “Rita Atria†e “Città Apertaâ€. “L’approvazione è avvenuta in violazione delle norme vigenti in materia urbanistica ed è per questo che chiediamo l’annullamento del provvedimento. La Dibeca, con il totale assenso degli organi comunali, si è appropriata di un settore di attività che vuole essere espressione del potere di supremazia. Nel predisporre e redigere il piano del Parco commerciale, la società di Cattafi non ha inteso soltanto condizionare l’attività del Comune, ma si erge a forza egemonica, a dominus estraneo all’ente locale che fa sentire il suo peso su tutti i suoi organi istituzionali e burocratici. È la negazione dell’esistenza stessa dello Stato di dirittoâ€. Il condizionamento della pubblica amministrazione e le “pressioni esterne all’interesse generaleâ€, sono provati, secondo gli estensori dell’esposto, da una serie di “atti, comportamenti ed elementi sintomatici che s’inseriscono all’interno di un pesante quadro politico rappresentato dall’approvazione del nuovo PRG di Barcellona, caratterizzata da gravi sospetti d’illegittimitàâ€. L’affaire di contrada Siena ha già consentito una miracolosa rivalutazione dei terreni, stimati nel luglio 2007 in 28 euro al mq. e - diciannove mesi dopo - in 85 euro al mq.. “L’approvazione del Piano particolareggiato ha innescato un meccanismo di supervalutazione dei terreni di quasi il 300% del valore venale originariamente indicato, con tutto quanto ne consegue in termini di distorsione delle regole che presiedono ad una compravendita libera e legittima e ciò sia che si realizzi o meno il Parco commercialeâ€, commentano le associazioni antimafia. Conti alla mano, la Dibeca di Cattafi & C. si è trovata proprietaria di un patrimonio fondiario stimato in 5.074.500 euro, otto volte in più di quanto aveva versato per la sua acquisizione il 7 aprile 2005. La società aveva rilevato i terreni dall’Opera San Giovanni Bosco dei Salesiani di Barcellona che, a sua volta, li aveva ricevuti in donazione testamentaria da uno stretto congiunto di Rosario Pio Cattafi. Costo dell’operazione 619.800 euro (394.800 per i terreni agricoli e 225.000 euro per i fabbricati ospitati). Il pagamento con assegni circolari a firma GDM - Grande Distribuzione Meridionale, la società per azioni di Campo Calabro (Reggio Calabria) che nella primavera del 2005, previa stipula con la Dibeca di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, aveva avviato l’iter per ottenere l’OK del Comune al megaparco commerciale. Ciononostante, la GDM poi deciderà di defilarsi dal progetto lasciando ai Cattafi l’onere e gli onori di concludere l’affare. Resta difficile da capire come mai i Salesiani si siano convinti ad alienare i terreni a prezzi di saldo di fine stagione. Nel 1979 i Cattafi avevano avviato un tormentato contenzioso legale invocando la “risoluzione delle disposizioni testamentarie†perché i religiosi non avrebbero destinato “a scopi sociali benefici†i terreni ottenuti dal progenitore, ma il Tribunale di Messina si era opposto il 6 dicembre 1989. La sentenza fu appellata, ma prima che fosse emesso il giudizio di secondo grado, i Salesiani decisero di capitolare. Uno dei tanti misteri che le indagini dovranno chiarire. Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 1, Gennaio 2012